| Il Contrabbasso |
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Titolo: Il contrabbasso Autore: Patrick Suskind Teatro: Verdi Durata: 1 ora e 30 minuti, senza intervallo Holly - Moderata: Il musicista e il suo contrabbasso.. o meglio: il musicista è il suo contrabbasso. Il protagonista parla al pubblico del suo strumento musicale raccontando se stesso.
In un primo momento esalta il contrabbasso: cos’è l’orchestra senza di esso? Non c’è vera armonia senza il contrabbasso… è lo strumento con il suono più grave di tutti gli archi, capace di produrre la nota più acuta e la più grave. Poi i toni cambiano: quanto è ingombrante il contrabbasso! Sempre lì, tra i piedi, ad impicciarsi tra il musicista e le sue donne e sempre al centro dell’attenzione quando ci sono ospiti… Nell’orchestra è l’ultimo degli strumenti, relegato lì in fondo nessuno lo nota. Ironica e amara allegoria della società e dei suoi ruoli (l’orchestra e i suoi strumenti) e del protagonista arrogante e debole. Atto unico, scenografia essenziale, attore bravissimo. Originale. Voto: 7 Brus - Interessato: "Adesso vado all'Opera... e urlerò il mio amore per lei!!! O forse no..." Finisce più o meno così questo gradevole monologo di Suskind, che parla di un contrabbassista ma che sarebbe applicabile in qualunque epoca a qualunque personaggio. Il protagonista oscilla continuamente tra vari stati d'animo: esalta il contrabbasso come base dell'orchestra, poi lo sminuisce. Esalta se stesso, musicista di estremo talento che non si esercita mai, per poi ridimensionarsi. Invidia il direttore e il sovrintendente, ma neanche troppo, poichè loro possono essere licenziati, mentre lui no! In sintesi: il nostro musicista rappresenta tutti noi, che vorremmo sempre qualcosa di più, qualcosa di diverso, sogniamo grandi cose credendo che i problemi siano causati dagli altri e che possano essere risolti con un avanzamento di carriera, con un'auto nuova, magari conquistando la donna dei nostri sogni... e invece no. Il problema siamo noi, il nostro musicista è soltanto più furbo: capisce che niente risolverà i sui problemi prima ancora di provarci, gli basta riflettere sulle mille ipotesi che fa, mentre l'uomo comune ha bisogno di toccare con mano le molte delusioni che lo attendono, spesso continuando per tutta la vita a cercare l'elisir della felicità senza guardare nel posto più vicino: se stesso. Voto: 7 |



