| Pornofuneral |
|
Titolo: Pornofuneral Autore: Massimo Bavastro Teatro: Out-Off Data: 17 febbraio 2013 Durata: 1 ora e 20 minuti, senza intervallo Brus - Interessato: A 10 minuti dalla fine, ero abbastanza convinto che sarei stato parecchio duro nella recensione, principalmente perchè il testo mi è sembrato molto distante da quanto descritto nel libretto di Invito a Teatro (cosa che solitamente mi fa infuriare... nota per autori e registi: non scrivete cosa inesatte nelle trame, please).
Il morto non "inizia a ricostruire la propria vicenda", non fa nessun "infinito e ubriacante racconto" e non "fa pace con la propria vita e con la propria morte" tramite il racconto stesso, ma tramite tutt'altra azione, in tema con il titolo dell'opera. Tuttavia, ho cercato di trovare un senso alla storia, dato che i temi c'erano, anche se forse si è persa l'occasione per trattarli come meritavano. Veniamo dunque alla rappresentazione. Per un'oretta circa, tre becchini seguiti dalla madre portano in giro il cadavere di Stefanin, ragazzo semidepresso gran guardatore di programmi porno/soft notturni sulle reti locali. Ci raccontano per tante (troppe) volte che ha cercato di dirottare un aereo con il telecomando di un Panasonic 32 pollici, che ha preso tantissime randellate a causa della sua pazzia/depressione e che ha fatto l'ultimo volo in cella, impiccandosi. Il morto si fa notare dai becchini, chiede pause per fare pipì o pupù, da questo dovremmo capire che cerca di rimandare la propria sepoltura, ma non dice nulla. A 15 minuti dalla fine, il morto si alza, cerca di scappare e parla... anzi, lo fanno parlare. Gli dicono che da morto può proteggere chi vuole, e pensando a chi potrebbe proteggere Stefanin immagina la sua attrice porno soft preferita e si ficca una mano nei pantaloni in preda ad compulso onanistico, mentre l'attrice gli si materializza davanti. Stefanin riesce ad accoppiarsi con il suo idolo (complimenti all'attrice per la giunonicità...) e in questo primo e unico atto reale della sua esistenza tutta virtuale egli si rasserena e ci racconta che la sua storia di depressione è nata con le prime gocce di valium che gli hanno somministrato da bambino a causa della sua emotività. Adesso Stefanin può finalmente morire in pace. I temi affrontati sono dunque ammirevoli:
Era questo che voleva dirci la rappresentazione? Può darsi, ma credo potesse essere fatto in modo più efficace. Voto: 5 per la rappresentazione, 7 per i temi Holly - Moderata: Esprimere un giudizio su questo spettacolo è veramente difficile. Temo infatti di non aver capito - anche questa volta - il teatro di sperimentazione. Prima di assistere allo spettacolo ho letto la trama per “prepararmi” e seguirlo meglio. La rappresentazione sembrava dover analizzare a fondo la personalità del protagonista principale Stefanin, dirottatore di aerei e treni col telecomando del televisore. Invece di Stefanin non so ancora nulla, so solo che dirottava gli aerei con il telecomando, che prendeva psicofarmaci e che dopo l’arresto si è impiccato. Veri protagonisti della scena sono i tre necrofori che trasportano la salma di Stefanin per la sepoltura, che strappano qualche sorriso al pubblico con gag in stile zelig che c’entrano poco con la storia. Attori bravissimi, ma non basta. Voto: 5 |



