| I Parenti Terribili - Oscar Pacta |
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Titolo: I parenti terribili Autore: Jean Cocteau, 1938 Teatro: Oscar Pacta - Milano Data: 06/11/2011 Durata: 1 ora e 45 minuti, senza pausa Brus - Interessato: Una storia surreale, ma sicuramente plausibile. Direi che si tratta di una tragicommedia. Non mi è molto chiaro il perchè la sorella della protagonista abbia deciso di vivere nel "Carrozzone". A parte questo, la trama fila abbastanza.
Più che "parenti terribili" li definirei semplicemente una famiglia di pazzi, che hanno creato coscientemente una situazione morbosa tra madre e figlio. Dico coscientemente perchè il padre sa che per la moglie è "meglio (che nostro figlio sia) morto in mano sua che vivo in mano di altri". E chissà che qui non ci sia il messaggio in bottiglia, pensando alla fine a chi muore in mano di chi... Nota di merito per la rappresentazioni dei litigi, estremamente realisti. Un pò cupe le musiche e l'ambientazione. Voto 6,5 Anna - Appassionata: la storia che si snoda sul palco e che vede al suo centro le vicende del “carrozzone” cattura e affascina: il tempo dello spettacolo passa in fretta e arriva al finale - tragico e in parte prevedibile - senza che lo spettatore se ne accorga.
La scena è dominata da pochi personaggi che conducono una vita blanda e spenta, ed emerge una famiglia spezzata dove tutti sono incapaci di comunicare sinceramente tra di loro. I “parenti terribili” costituiscono una triade ben assortita: un padre, inventore e uomo fallito, una madre, malata di un amore incestuoso, e una zia, lucida e disincantata, pronta a vendicarsi del suo amore giovanile non corrisposto. A questi si contrappongono due giovani innamorati che sembrano portare un po' di rinnovamento alla vita cupa del “carrozzone”: Michel, inesperto della vita e ingenuo, diviso tra l'amore edipico per la madre e quello per Madeleine, e la stessa Madeleine, la donna oggetto dei desideri dei due uomini sulla scena, troppo debole per opporsi al ricatto architettato dal padre. La figura che mi ha più colpito è senz'altro quella della madre, Yvonne, personaggio attorno a cui ruota l'intera vicenda. Dalla sua stanza – buia e opprimente – osserva il mondo, ma si rifiuta di prendervi parte; vive dominata dall'amore per un solo uomo: il figlio, uomo a cui nega una vita normale e che vorrebbe tenere sempre con sé. In effetti sembra riuscire nel suo intento, monopolizzando la scena e morendo da eroina tragica, novella Cleopatra, nel momento in cui si accorge di non poter ottenere l'amore esclusivo di Michel. Quando "cala il sipario" (che in realtà manca!) rimane un senso di inquietudine e velata amarezza, tanto da voler tornare accanto ai personaggi, spronarli e ripetere loro: "Reagite, scegliete la vita e non permettete che essa scorra ineluttabile davanti al caos e al disordine che voi avete creato". Consiglio sicuramente questo spettacolo. Holly - Moderata: Storia - Voto 6Morbose gelosie e ossessioni di una complicata famiglia la cui storia si consuma tragicamente in una stanza del "carrozzone", l’appartamento in cui i parenti terribili vivono, una "gabbia" che fa da sfondo al dramma familiare.
Gli autori di Dallas non avrebbero potuto concepire una storia più articolata: adorazione morbosa di una madre per il figlio, conquistato dell'amante del padre, da sempre amato dalla zia. Attori - Voto 7 Scenografia e musiche - Voto 6 Pietro - Trascinato: un padre assente, una madre malata ed innamorata del figlio e una zia zitella sono "I parenti terribili" del giovane Michelle, il quale...
Beh, va bene, mi fermo qui con la trama. Sicuramente, se siete arrivati a leggere il mio commento, ci sono solo due possibilità: o avete già letto tutte le altre recensioni serie, oppure state andando al teatro solamente perché vi illudete di far colpo sulla vostra fidanzata. In entrambi i casi, il mio racconto potrebbe interessarvi ben poco. E allora passiamo al dunque, ne vale la pena? Beh, tutto sommato è un'opera carina, scorre rapida e diverte. E poi è composta da un singolo atto, quindi si perde ancora meno tempo. La trama è comunque semplice e forse un po' prevedibile (non capisco questo tipo di storie, ma se si intuisce tutto subito perché non fai durare lo spettacolo solo 10 minuti?) Bravi gli attori, soprattutto l'attrice che interpreta la madre malata. Voto: 6 Ale - Interessata:“L’hai mai vista una sala teatrale dall’alto? Tutte quelle persone che non si conoscono hanno il loro mondo e pensano che il loro mondo sia quello che conta” Il tempo scorre in fretta e in un’altra dimensione, una dimensione ottagonale fatta di poltroncine rosse, atmosfera raccolta e scena dominante catalizzante, non ti accorgeresti neppure di essere a teatro se non fossi arrivato tardi grazie all’ennesimo disservizio di ATM e non ti fossi dovuto accontentare dell’ultima poltroncina, proprio dietro alla signora che, in posizione improbabile se la ronfa alla grande …mia cara signora, anche io ne ho avuti di attacchi di sonno a teatro, anche su poltroncine ben più scomode di queste, eppure questa volta addormentarsi era davvero difficile, dovevi avere proprio un gran sonno (se non fosse che russavi avrei anche pensato che fossi passata a miglior vita in modo tragicommediale per essere in pandan con lo spettacolo). Eppure cara signora lo spettacolo era davvero carino, frizzante, ironico, avrebbe fatto riflettere anche te che, se hai (avessi) avuto un figlio maschio, lo hai (avresti) allevato come la tradizione italiana peggio insegna. Pare che ai primi anni del novecento gli uomini maturi ancora soffoccolati dalla mamma esistessero anche in Francia (ennesima prova empirica dell’evoluzione della specie…), tanto da meritarsi una tragicommedia (capolavoro di Jean Cocteau del 1938)...bhe, poco male se fossero stati anche tutti così disinvolti in giochi di abilità e coordinazione col cappello come l’attore che interpretava il giovane insicuro mammone Michelle. Una tragicommedia degli equivoci insomma, in cui l’intreccio (amore del padre George e del figlio per le stesse donne: la mamma isterica e paranoica Yvonne, la giovane dai gusti discutibili Madeleine e la furba zia Leò, così intelligente che mi spiego il suo sacrificio e la sua dedizione al “carrozzone” di questa famiglia solo con l’ambizione di riscattarsi prima o poi gestendo con astuzia un intrigo come questo) è solo il naturale annodarsi di un groviglio di fili isterici e disordinati, di cose non dette e situazioni irrisolte. E come in ogni tragicommedia degli equivoci che si rispetti c’è il grottesco dell’ilare somiglianza con la realtà, c’è il tragico del disastro familiare, c’è l’equivoco dell’amante contesa tra padre e figlio (anche se, a dirla tutta, trovo che il più grosso equivoco della vicenda siano le tre donne che si innamorano degli stessi uomini sfigati) abilmente gestito e risolto dalla schiava Leò che tanto ricorda il servo Sosia delle vicende di Anfitrione. E poiché alla storia del deus ex machina non ci crede più nessuno, ecco la morte ex machina, con tanto di agonia a base di mestruolitici sbalzi di umore e convulsioni da fare invidia alla bambina dell’esorcista, a ripristinare l’ordine delle cose e a svincolare l’amore di due giovani dalla soffocante presenza della mamma carceriera. Consigliato. |



