| Il venditore di sigari |
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Titolo: Il venditore di sigari Autore: Amos Kamil Teatro: Litta Data: 20/01/2012 Durata: 80 minuti Brus - Interessato: "Per essere uomo tra gli uomini, devi poter obbedire solo a te stesso".
Sia chiaro: se vi piacciono i cinepanettoni, questo spettacolo non fa per voi. Questo spettacolo fa riflettere e ogni cosa mi è parsa adatta alla riflessione: una sala piccolissima, 100 persone al massimo, pareti in mattoni rossi esaltati dalle luci, tetto in legno, sedie in plastica tutte sullo stesso livello (tanto che per seguire i protagonisti occorre cercare lo spazio tra le teste degli altri spettatori). All'inizio sembra una "lotta" classica del "bene" contro il "male": a Berlino, dopo la fine della seconda guerra mondiale, un professore ebreo cacciato durante il nazismo si reca tutti i giorni nel negozio di un tedesco che ha rilevato il locale da un altro ebreo. I ruoli sembrano chiari, il professore vuol ricordare ogni giorno al negoziante quanto gli ebrei abbiano sofferto per colpa dei tedeschi, ma lo spettacolo cambia le cose e io ci ho visto almeno tre spunti di riflessione, non strettamente legati al contesto della guerra: 1)La storia demarca delle linee che sembrano nette, ma nella vita reale i confini sono così chiari? Si possono mettere tutti i buoni da una parte e i cattivi dall'altra? 2)Possiamo dire di conoscere veramente le persone che abbiamo di fronte? 3)Riusciamo a comprendere il fatto che le persone facciano scelte diverse dalle nostre? Alla fine, sono uscito dal teatro con la certezza di non aver comunque colto tutto quanto volesse comunicare l'autore. Voto 7 Miriam - Interessata: Per la prima volta da quando mi diverto a recensire spettacoli teatrali sono in difficoltà: mi sono domandata tante volte: “Mi è piaciuto?” Purtroppo non lo so… però a distanza di giorni continuo a pensarci e rivedo continuamente nella mia mente l’immagine del piccolo ed accogliente negozio di sigari e del suo proprietario.
Inizialmente ci troviamo davanti ad una tipica scena quotidiana: un cliente difficile ed il venditore che cerca di accontentarlo evitando di farsi coinvolgere dai racconti di quest’ultimo. Lentamente il rapporto venditore-cliente si trasforma in qualcosa di diverso ed i due scopriranno di avere veramente molto in comune. Credo che ci sia molta analogia tra lo spettatore seduto nella piccola sale ed negoziante: inizialmente ho infatti cercato di guardare lo spettacolo con un certo distacco provando a valutare (proprio per questa recensione) trama, scenografia, bravura degli attori etc…, ma fidatevi ad un certo punto vi sentirete parte dello spettacolo, tutto passerà in secondo piano e rimarrà in voi solo a curiosità di saperne di più. Gianni - Moderato: Sono passati alcuni giorni dallo spettacolo, ma nonostante ci abbia pensato molto non sono ancora riuscito del tutto né a decifrarlo né, soprattutto, a capire se mi sia piaciuto oppure no. Mi sono quindi convinto che sia proprio qui che il testo ci voleva portare, alla riflessione fine a sé stessa e non condizionata necessariamente ad un giudizio. La storia tragica dei due protagonisti, ebrei scampati alla furia nazista con soluzioni diverse, ma che per entrambi sembrano essere vicendevolmente poco eroiche, si intreccia in un negozio di sigari che fa da sfondo ai loro pensieri, da una parte su quello che si è vissuto, dall’altra su quello che il futuro dovrà in qualche modo “risarcire” loro per quanto subito. Durante la rappresentazione si ha spesso la sensazione che la posizione giusta sia ora da una parte ora dall’altra, non riuscendo così a prendere nettamente le parti di nessuno dei due protagonisti, che seppure inizialmente su mondi paralleli, si ritrovano alla fine più vicini di quanto potessero e credo volessero immaginare. In tale contesto questa mia difficoltà di interpretazione credo sia forse la soluzione migliore. Osservare, riflettere e tornare a casa con l’unico insegnamento per me possibile, giudicare senza conoscere è raro che porti alla verità.
Holly - Moderata: questa volta recensire lo spettacolo non è semplice. Nessuna scenografia mozzafiato, musica trascinante, cambi di scena spettacolari, costumi meravigliosi … superficialmente mancava tutto quello che solitamente mi alletta in una rappresentazione. Solo un piccolo locale rustico adiacente al teatro Litta, un piccolo palco allestito a negozio di sigari e due storie: quelle di due ebrei del secondo dopoguerra che, per sopravvivere al massacro nazista, hanno preso strade così diverse ma tragiche entrambe e fanno i conti con il rimorso, il prezzo della sopravvivenza. Tema impegnato e storie intense, bravissimi i due attori, ambiente raccolto e “familiare”. Da vedere (a meno che non necessitiate di una dose di buon umore!). |



