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Il mercante di Venezia
Titolo: Il mercante di Venezia

Autore: William Shakespeare

Teatro: Libero

Data: 25/11/2012

Durata: 1 ora e 30 minuti, senza intervallo

Holly - Moderata: Quando penso a una rappresentazione teatrale di un’opera di Shakespeare immagino fantastici costumi, eleganti scenografie, continui cambi di scena.
L’essenzialità della rappresentazione della compagnia inizialmente mi ha spiazzata: unica scena, palco spoglio, costumi semplicissimi. Eppure il magistrale gioco di luci, l’affascinante recitazione degli attori (bravissimi) mi ha subito coinvolta e immersa nella trama…

Per conquistare la bella Porzia, Bassanio chiede un prestito all’amico Antonio, ricco mercante, che a sua volta si rivolge all’usuraio ebreo Shylock. Shylock impone che se il debito non sarà pagato entro tre mesi avrà diritto a una libbra della carne di Antonio. Scaduto il termine, Antonio non riesce a pagare il debito ma Porzia, travestita da avvocato, riesce a salvare Antonio con uno stratagemma.

Shakespeare ci fa riflettere su temi senza tempo: amore e odio, potere del denaro, onestà e giustizia. I buoni svelano le proprie debolezze, i cattivi infliggono agli altri sofferenze per affrancarsi da un odio originato da violenze subite. Voto 7


Brus - Interessato: La storia rappresentata segue abbastanza fedelmente l'originale di Shakespeare, non vi sono stati colpi di scena particolari.

Scenografie essenziali ma ben utilizzate, le apparizioni di Porzia sono sempre invisibili nonostante non venga utilizzato alcun sipario. In scena ci sono i peggiori vizi di cui siamo portatori: avidità, odio razziale/religioso, incoerenza, incapacità di mantenere qualunque promessa, ecc.

L'unico personaggio degno di rispetto, coerente, preciso e portatore di sani principi è Porzia, che dimostra in vari momenti di avere una caratura morale superiore a tutti gli altri. Rischia di sposare una persona che non desidera, potrebbe evitarlo suggerendo il forziere giusto a Bassanio, ma non lo fa perchè tradirebbe la memoria del padre defunto. Presta i soldi per tentare di salvare Antonio (che nemmeno conosce!) e alla fine è lei a salvargli la vita e non quel deficiente di Bassanio che lo aveva messo nei casini...

Forse Shakespeare aveva già capito nel 1600 che se le donne potessero comandare di più, probabilmente le cose nel mondo andrebbero meglio.
Voto 6,5
 

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