| Lotta di negro e cani |
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Titolo: Lotta di negro e cani Autore: Bernard-Marie Koltès Teatro: Teatro I, Milano Durata: 2 ore, senza intervallo Data: 16/06/2013 Brus - Interessato: L'allestimento è sicuramente il più particolare che abbia visto in teatro. Gli spettatori, non più di 70, siedono in una sorta di impalcatura rialzata, un ponteggio da cantiere che rievoca il luogo principale in cui si svolge lo spettacolo. La storia si svolge in un cantiere francese in un paese africano e tratta questa forma di neocolonialismo partendo dalla morte di un operaio, nero, di cui non si riesce a trovare il corpo, reclamato a gran voce dalla madre e dal fratello della vittima.
L'inizio mi ha piacevolmente sorpreso: la scenografia innovativa, i dialoghi tra nero e bianco, l'impossibilità di capirsi delle due culture opposte: Capo Cantiere: "Ma che ve ne fate di un corpo? Prendete questi 200 dollari e basta, ormai non c'è più niente da fare" Africano: "Noi siamo gente da poco, ci accontentiamo di poco, ma quel poco lo vogliamo veramente" Successivamente, purtroppo, ho visto scivolare lo spettacolo verso una sorta di apoteosi della follia. Nessuno dei 4 personaggi ha più fatto/detto qualcosa di logico, l'unica giustificazione era la follia o l'essere ubriachi (almeno per me). In questo caso è possibile far dire/recitare alle persone qualunque cosa, tanto sono pazzi.. ed è un peccato. Perchè alla fine sono uscito dalla sala pensando di aver assistito per buona metà a 4 persone urlanti fuori di senno in un cantiere, che non a un sottile (e complesso) confronto tra due mondi ormai inconciliabili. Voto: 6,5 Holly - Moderata: Storia tremenda, una come tante storie di delitti senza giustizia. In un campo di lavoro francese in Africa un operaio negro viene ucciso in un istante di follia dall’ingegnere bianco Cal che si è disfatto del corpo. Un “fratello negro” reclama il corpo per riconsegnarlo alla madre ma il corpo non si trova, e i tentativi di corruzione del capo cantiere Horn non possono rimpiazzare il corpo che l’intera comunità vuole piangere. La scenografia, fredda e scarna, è la più particolare che abbia mai visto e la più appropriata alla storia narrata…. Tutt’intorno al “palco” si erige una impalcatura, che ricrea l'ambientazione di un cantiere edile, dove siedono gli spettatori che assistono alla rappresentazione dall’alto. Le luci fredde e i costanti rumori di fondo creano un’atmosfera agghiacciante. Attori aggressivi ed esasperati, bravissimi. Il teatro “sperimentale” non mi ha mai appassionata, ma questa rappresentazione mi ha particolarmente scossa. Voto: 8 |



